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Non stupisce il coro di plausi al decrepito discorso di fine anno del Presidente della Repubblica e neppure il richiamo operato dal Presidente stesso al “patrimonio dei grandi valori e indirizzi costituzionali“, ancorché si taccia che la Carta Costituzionale sia stata figlia di aspri compromessi che la rendono un testo scarsamente razionale ed esemplarmente disatteso. Una perla in tal senso la recita del Lavia di turno, nel corso del tg1 di prima serata, di estratti dei primi articoli della Costituzione. Certo non si può umanamente pretendere da un uomo politico di ottantatre anni un sufficiente dinamismo, spiace tuttavia constatare la distanza dell’Onorevole Giorgio Napolitano dallo slancio umano di un Sandro Pertini, dalle volenterose “bizzarrie” di un Francesco Cossiga. Viene allora il sospetto (“E per fortuna, l’Italia non è ferma. Ha già ripreso a crescere”  “la politica ha bisogno di istituzioni più riconosciute e più forti. Si trovi dunque l’intesa per riformarle”)che l’Onorevole Giorgio Napolitano più che di tutti sia Presidente di alcuni: quelli che lo hanno eletto.

Post scriptum: “A chi mi ascolta, e a tutti gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla politica.
Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee più giovani. Contribuite a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente
“.

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