dicembre 2007


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Veder crollare il castello di carte dei biscazzieri che ci dirigono non sarebbe poi così difficile, basterebbero un paio di scioperi: lo sciopero fiscale, e lo sciopero dal voto. Inutile continuare a legittimare un sistema contrario agli interessi della nazione. L’autolesionismo non si spiega, se non con l’eccesso di intelligenza tipico degli italiani, il desiderio di mantenere in vita un sistema contrario agli interessi della nazione. Auguri allora per un 2008 di libertà dagli ometti che si fanno servire e dagli ometti che li servono e pieno di antipolitica.

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[Audio https://malatemporacurrunt.files.wordpress.com/2007/12/cccp-spara-jurij.mp3%5D
Questo è il mio fucile.
Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio.
Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita.
Io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me, il mio fucile non è niente; senza il mio fucile, io sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio.
Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me.
Debbo sparare io prima che lui spari a me.
E lo farò.
Al cospetto di Dio giuro su questo credo.
Il mio fucile e me stesso siamo difensori della patria.
Siamo i dominatori dei nostri nemici.
Siamo i salvatori della nostra vita.
E così sia, finché non ci sarà più nemico, ma solo pace.
Amen.

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E’ persino imbarazzante trovare le parole che commentino adeguatamente l’ultimo sipario alzato sulla classe “dirigente”, ripetiamo allora che l’unico modo, per noi, di disfarcene è di non andare alle urne alle prossime elezioni politiche: Signori, non ci servite più. A casa.

Ancora però non si intravede una Bastiglia da prendere, mentre il popolo mangia meno pane (-7%) meno pasta (-4%) meno carne bovina(-3,7%). Dategli delle brioche, allora, accompagnate dal rombo dei cannoni.

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Quando il più volte indagato (e sporadicamente condannato con sentenza passata in giudicato) Silvio Berlusconi afferma che siamo in un paese malato in cui non c’è più libertà, e che tale condizione costituisce una emergenza democratica, afferma una tantum un concetto VERO.

Peccato che, come al solito, pieghi la realtà a meglio servire i suoi interessi personali e quelli dei suoi sodali, quelli che ogni giorno e sera ammorbano l’aria mediatica con zaffate di mezze verità, mezze bugie, tre quarti di insinuazioni, un terzo di marketing e una spruzzata di significante gossip.

La triste verità centopercentuale è che l’onorevole Berlusconi, così come la sua parte, insieme agli esponenti politici avversari sono tra i più agguerriti costrittori di libertà individuali e collettive, sono i generali dell’arretramento culturale, etico, giuridico, politico, economico dell’Italia; e che non hanno altro fine o possibilità differente da quella di combattere una dura battaglia di retroguardia tesa al mantenimento degli SQUILIBRI sociali ed alla difesa degli INTERESSI della partitocrazia italiana.

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Frizzanti iniziative da Roma in vista dei carri allegorici per il prossimo carnevale,

si segnalano tra gli ultimi arrivati: la Sinistra l’Arcobaleno, Alleanza per l’Italia, La Zuppa e il Biancospino.

Il fermento che le iniziative destano nel paese, oscura persino il brio delle manovre governative in tema, tra l’altro, di sanità, istruzione, trasporti, sicurezza sul lavoro, rilancio dell’economia, equità fiscale, politica di bilancio e così via.
Unica nota stonata: la invereconda protesta di casta dei biechi autotrasportatori. Da quando in qua, ci si chiede, si sciopera contro un governo di lavoratori?

 

Costernato, al riguardo, il Presidente del Consiglio Romano Prodi “Le modalità con cui si sta svolgendo questa protesta trovano la mia completa riprovazione – pare abbia esclamato -Non sono questi i modi con cui si affrontano i problemi”.

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Donatella Pasquali Zingone, moglie dell’ex ministro Lamberto Dini è stata condannata oggi a Roma a due anni e quattro mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta mediante falso in bilancio a conclusione del processo sulla vicenda del Gruppo Zeta.

La condanna inflitta oggi dal tribunale di Roma si riferisce all’accusa, contestata dal pm Paolo Auriemma, di avere, in una nota integrativa al bilancio 1999, falsamente dichiarato che l’area di proprietà della società partecipata era “in procinto di essere concessionata dal comune di Castelnuovo di Porto”. Alla fine della requisitoria del pubblico ministero aveva chiesto 4 anni di reclusione per Zingone e Mari, provocando la reazione della moglie di Dini secondo cui “tutto trae origine da una macchinazione politica che dura ormai da diversi anni”.

I difensori degli imputati, Fabio Viglione e Antonella Follieri, hanno annunciato che impugneranno la sentenza.

Secondo la moglie di Dini “tutto trae origine da una macchinazione politica che dura ormai da diversi anni”.

La pena è stata condonata, per effetto dell’indulto.