17 ottobre 2007

La riunione tra il presidente Usa, George W. Bush, e il Dalai Lama rappresenta una “volgare ingerenza negli affari interni della Cina”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Liu Jianchao, citato dall’agenzia stampa ufficiale cinese, Xinhua.

Ingerenza. Indubitabilmente. Nessuno al mondo può nei fatti sostenere il contrario, e benché sia straordinario il caso di una dittatura che regga un sistema economico di capitalismo moderato, è altrettanto straordinario il potere, finanziario ed economico, che la Repubblica Popolare Cinese ha acquisito negli anni nei confronti del mondo occidentale. Paradossale, poi, l’abbraccio tra il Presidente di uno stato molto conventuale che rappresenta il cuore nero del potere industriale e finanziario dell’occidente (e che ha fatto di tutto per esportare in Cina le proprie attività), ed il rappresentante spirituale di una comunità oppressa. Questo per dire che non mi piacciono i nidi di rondine, in fondo si tratta di saliva di uccello bollita, ma che anche i reincarnati di ogni ordine e grado non sono nelle mie corde, per non parlare poi degli ipocriti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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